L’avvocato italiano in Germania

L’avvocato italiano in Germania: la prova attitudinale per il conseguimento del titolo

di “Rechtsanwalt” (*) di Valerio Sangiovanni (Avv. e RA, clicca qui per scaricare il suo cv)

SOMMARIO: 1. Cenni sul diritto comunitario. – 2. L’attuazione in Germania della normativa europea. 3. Il requisito della prova attitudinale per l’ammissione all’avvocatura. – 4. Le finalità della prova. – 5. La dispensa totale o parziale dalla prova. – 6. L’ufficio per gli esami e le commissioni d’esame. – 7. L’ammissione alla prova. – 8. Le materie d’esame. – 9. Le modalità della prova. –– 10. Mancata partecipazione a prove d’esame e comportamento scorretto del candidato. – 11. La decisione sui risultati della prova. – 12. Eventuali contestazioni sui risultati della prova. – 13. Ripetizione della prova. – 14. Qualche dato statistico.

  1. – La disciplina dell’esercizio transnazionale della professione di avvocato è fortemente influenzata dal diritto comunitario[1]. Alcune importanti norme del Trattato CEE concernenti la libertà di stabilimento e di prestazione di servizi si applicano infatti anche ai legali. Queste disposizioni prevedono la possibilità che vengano emanate delle Direttive attuative. Sono stati così adottati provvedimenti legislativi comunitari miranti a concretizzare l’esercizio di tali libertà anche con riferimento agli avvocati.

Due sono le Direttive che concorrono a disciplinare il diritto di stabilimento degli avvocati: la Direttiva diplomi del 1988[2] e la Direttiva stabilimento del 1998[3]. Mentre la prima prevede la necessità di un tirocinio di adattamento o di una prova attitudinale al fine di conseguire il titolo di avvocato nel Paese ospitante (art. 4 Direttiva diplomi), la seconda fa bastare una esperienza professionale di tre anni (art. 10 Direttiva stabilimento).

La Direttiva diplomi si applica a una generalità di professioni, non solo a quella di avvocato. Essa stabilisce le condizioni che consentono il riconoscimento in uno Stato membro del diploma rilasciato in un altro Stato membro. La Direttiva si fonda sulla considerazione che l’eliminazione degli ostacoli alla libera circolazione delle persone e dei servizi costituisce uno degli obiettivi della Comunità. Per i cittadini degli Stati membri essa implica la facoltà di esercitare una professione in uno Stato membro diverso da quello nel quale essi hanno acquisito le loro qualifiche professionali (1° considerando della Direttiva diplomi). La Direttiva non opera un’armonizzazione dei percorsi formativi, limitandosi a introdurre un meccanismo di riconoscimento dei diplomi che costituisce la base per l’esercizio della professione all’estero. “Quando nello Stato membro ospitante l’accesso o l’esercizio di una professione regolamentata è subordinato al possesso di un diploma, l’autorità competente non può rifiutare a un cittadino di un altro Stato membro, per mancanza di qualifiche, l’accesso a/o l’esercizio di tale professione, alle stesse condizioni che vengono applicate ai propri cittadini” (art. 3 della Direttiva diplomi). Il riconoscimento non è tuttavia automatico, in quanto sono previsti dei meccanismi correttivi quando esistono rilevanti differenze tra la formazione conseguita nello Stato di provenienza e quella richiesta per accedere alla professione nel Paese ospitante. Il candidato può, in genere, scegliere tra un tirocinio di adattamento e una prova attitudinale. In deroga a questo principio, lo Stato ospitante può prescrivere un tirocinio di adattamento o una prova attitudinale se si tratta di professioni il cui esercizio richiede una conoscenza precisa del diritto nazionale e nelle quali la consulenza e/o l’assistenza per quanto riguarda il diritto nazionale costituisce un elemento essenziale e costante dell’attività (art. 4 della Direttiva diplomi). Ottenuto il riconoscimento, l’avvocato può fregiarsi dell’apposito titolo previsto nel Paese ospitante e svolgere in quello Stato l’attività professionale.

La Direttiva stabilimento mira a un’ulteriore liberalizzazione della professione di avvocato. Anch’essa si fonda sulla considerazione che il mercato interno comporta una spazio senza frontiere interne. L’eliminazione degli ostacoli alla libera circolazione delle persone e dei servizi costituisce uno degli obiettivi della Comunità. Per i cittadini degli Stati membri essa comporta la facoltà di esercitare una professione in uno Stato membro diverso da quello in cui essi hanno acquisito le loro qualifiche professionali (1° considerando della Direttiva stabilimento). Diversamente da quanto previsto dalla Direttiva diplomi, per l’integrazione dell’avvocato comunitario nello Stato ospitante non viene richiesto né il superamento di una prova attitudinale né un tirocinio di adattamento. La nuova Direttiva consente di ottenere il titolo dopo il semplice svolgimento di un periodo di tre anni di attività professionale effettiva e regolare nel Paese ospitante. Gli avvocati hanno il diritto di esercitare stabilmente le attività di avvocato in tutti gli altri Stati membri con il proprio titolo professionale di origine (art. 2 c. 1 della Direttiva stabilimento). L’avvocato che eserciti con il proprio titolo professionale di origine e che abbia comprovato l’esercizio per almeno tre anni di un’attività effettiva e regolare nello Stato membro ospitante, e riguardante il diritto di tale Stato, è dispensato dal tirocinio di adattamento o dalla prova attitudinale per accedere alla professione di avvocato dello Stato membro interessato (art. 10 c. 1 della Direttiva stabilimento). Con la Direttiva stabilimento non è stato eliminato il sistema generale di riconoscimento dei diplomi. Un avvocato conserva quindi il diritto d’integrarsi immediatamente nel Paese ospitante mediante superamento della prova attitudinale, senza attendere i tre anni richiesti dalla nuova regolamentazione.

2 – La Direttiva diplomi e quella stabilimento sono state implementate nei diversi Stati membri dell’Unione Europea, tra cui la Germania. In questo Paese si è deciso di regolare l’intera materia con un’apposita legge-quadro. Si tratta della legge di attuazione di Direttive della Comunità Europea in materia di professione di avvocato (Rechtsanwalt)[4]. L’EuRAG si compone di 42 articoli ed è divisa in 8 parti. La parte prima contiene disposizioni generali (§ 1), la seconda regola l’esercizio della professione dell’avvocato europeo stabilito (§§ 2-10), la terza disciplina l’ammissione all’avvocatura per il legale comunitario (§§ 11-15)[5]. La parte quarta si occupa invece della prova attitudinale (§§ 16-24) ed è su questa materia che ci si soffermerà nel prosieguo. La parte quinta concerne la prestazione transitoria di servizi (§§ 25-35). Seguono, nella parte sesta, alcune disposizioni di natura procedurale (§§ 36-39), nella settima norme di carattere amministrativo (§§ 40-41) e, nell’ottava, disposizioni finali (§ 42).

L’EuRAG è accompagnata da un apposito regolamento attuativo[6]. Il § 40 c. 2 autorizza infatti il Ministero federale della giustizia a fissare – con provvedimento regolamentare – gli aspetti minuti della prova attitudinale, in particolare: 1) i settori del diritto che rientrano nella materia obbligatoria e quelli che compongono le materie facoltative; 2) l’ammissione alla prova attitudinale; 3) il procedimento; 4) le prestazioni d’esame; 5) le conseguenze di comportamenti scorretti posti in essere dai candidati; 6) la dispensa da prestazioni d’esame; 7) la ripetizione della prova nonché il numero di possibili ripetizioni; 8) l’imposizione di una tassa. Il regolamento attuativo, che si compone di 14 articoli, fissa così la normativa di dettaglio in tema di prova attitudinale. In Germania è frequente il ricorso al doppio canale legge-regolamento per la disciplina di determinate materie. Il vantaggio di questo meccanismo risiede nel fatto che i regolamenti possono essere modificati più agilmente delle leggi. Atteso che certe evoluzioni economico-sociali possono imporre adattamenti della regolamentazione, è più facile modificare un regolamento di quanto sia variare una legge.

La parte quarta dell’EuRAG (§§ 16-24) disciplina la prova attitudinale, in attuazione della Direttiva diplomi. Originariamente le relative norme erano contenute in un’apposita legge sulla prova attitudinale per l’ammissione all’avvocatura[7]. Questa legge è stata abrogata nel 2000 e sostituita dall’EuRAG.

  1. – Il cittadino di un Paese membro dell’Unione Europea che ha concluso una formazione professionale che dà immediato accesso alla professione di avvocato in un altro Paese dell’Unione può sostenere una prova attitudinale al fine di essere ammesso all’avvocatura (§ 16 c. 1).

Questa norma di legge statuisce il principio per cui gli avvocati comunitari che intendono essere ammessi all’avvocatura in Germania devono superare una prova attitudinale. Si tratta di un requisito non imposto dal diritto europeo. La Direttiva diplomi apre infatti un’alternativa agli Stati membri. Il 9° considerando di tale testo normativo stabilisce che, in linea di massima, la scelta tra il tirocinio di adattamento e la prova attitudinale deve essere lasciata al migrante. La natura di alcune professioni è tuttavia tale che deve essere consentito agli Stati membri di imporre, a determinate condizioni, il tirocinio o la prova. In particolare, le differenze tra gli ordinamenti giuridici degli Stati membri, anche se più o meno rilevanti a seconda degli Stati, giustificano disposizioni particolari in quanto la formazione attestata dal diploma, dai certificati o da altri titoli in una materia del diritto dello Stato membro di origine non copre in linea generale le conoscenze giuridiche richieste nello Stato membro ospitante per quanto riguarda il campo giuridico corrispondente. L’art. 4 della Direttiva diplomi prevede che lo Stato membro ospitante può esigere che il richiedente compia un tirocinio di adattamento, per un periodo massimo di tre anni, o si sottoponga a una prova attitudinale quando la formazione ricevuta verte su materie sostanzialmente diverse da quelle contemplate dal diploma dichiarato dal richiedente. Se lo Stato membro ospitante ricorre a tale possibilità, esso deve lasciare al richiedente la scelta tra il tirocinio di adattamento e la prova attitudinale. In deroga a tale principio, lo Stato ospitante può prescrivere un tirocinio di adattamento o una prova attitudinale se si tratta di professioni il cui esercizio richiede una conoscenza precisa del diritto nazionale e nelle quali la consulenza e/o l’assistenza per quanto riguarda il diritto nazionale costituisce un elemento essenziale e costante dell’attività.

Il legislatore tedesco, posto dinanzi alla alternativa tra prova attitudinale e tirocinio di adattamento, ha preferito la prima scelta. I lavori preparatori alla EigPrüfG illustrano le ragioni che hanno spinto la Germania in questo senso. In tale sede si evidenzia, innanzitutto, come l’ordinamento tedesco si differenzi in modo notevole da tutti gli altri sistemi giuridici europei. Ne consegue che lo studio del solo diritto italiano piuttosto che di quello francese non è sufficiente a garantire che l’avvocato comunitario domini sufficientemente la normativa germanica. Anche se alcuni ordinamenti giuridici di altri Paesi dell’Unione Europea presentano alcune somiglianze con il diritto tedesco, permangono differenze di rilievo. A ciò va aggiunto che la conoscenza approfondita di un certo diritto nazionale comporta la necessità di essere informati non solo sulle norme legislative e regolamentari, ma anche sulle decisioni giurisprudenziali e sugli orientamenti dottrinali. Per queste ragioni è necessario imporre all’avvocato proveniente dall’estero una prova che permetta di verificare se il suo livello di competenza giuridica è sufficiente a consentirgli di prestare assistenza e consulenza in diritto tedesco. Inoltre, il legale comunitario che opera in Germania non è obbligato a indicare dove ha svolto i proprio studi. Chi si rivolge a un avvocato non sa pertanto se egli possegga conoscenze approfondite del diritto tedesco. Secondo i lavori preparatori, anche questa esigenza di tutela della collettività concorre a imporre una prova attitudinale. L’esame serve insomma a evitare che gli avvocati commettano in futuro degli errori e si rendano responsabili civilmente nei confronti dei loro clienti[8]. Secondo il legislatore tedesco, le esigenze elencate non possono essere soddisfatte mediante un semplice tirocinio di adattamento. Atteso che il diritto comunitario vieta che il tirocinio di adattamento sia accompagnato da un esame finale, non vi sarebbe alcuna verifica delle reali conoscenze dei partecipanti. Il legislatore tedesco attribuisce quindi, in definitiva, a esigenze di carattere pubblico (la tutela dei cittadini dinanzi ad avvocati comunitari che non conoscono il diritto germanico) la prescrizione di una prova attitudinale.

La legge tedesca stabilisce che la prova attitudinale è aperta ai cittadini degli Stati membri dell’Unione Europea. E’ curioso osservare come l’esame possa rendersi necessario anche per persone di nazionalità tedesca[9]. Il caso tipico è quello del cittadino germanico che, effettuati i propri studi giuridici in un altro Paese dell’Unione Europea, ha successivamente conseguito in tale Stato l’abilitazione alla professione di avvocato. Una persona con queste qualifiche non è un “Rechtsanwalt” tedesco. Per poter essere ammesso all’avvocatura in Germania deve superare la prova attitudinale.

Al fine di essere ammessi alla prova attitudinale è necessario avere concluso una formazione professionale che attribuisce, in via immediata, il diritto di accesso alla professione di avvocato. Non è quindi sufficiente aver conseguito un diploma universitario in diritto in uno Stato membro diverso dalla Germania. Occorre invece avere portato a termine il periodo di eventuale pratica professionale richiesta e avere superato l’eventuale esame di abilitazione previsto nel Paese di provenienza[10]. Solo chi ha compiuto l’intero cammino (laurea, pratica e esame di Stato) nella propria nazione di origine ha conseguito una formazione che gli dà “immediato” accesso alla professione di avvocato. Il Consiglio di Stato tedesco (Bundesverwaltungsgericht) ha negato a un cittadino austriaco l’accesso alla prova attitudinale perché questi aveva sì portato a termine gli studi universitari nel proprio Paese di provenienza ma non aveva né compiuto la pratica legale né superato l’esame di avvocato in Austria[11].

  1. – Nel definire le finalità della prova attitudinale, il legislatore tedesco si è dovuto attenere a quanto imposto dal diritto comunitario. Occorre infatti tenere presente che la Direttiva diplomi ne contiene una definizione. Per prova attitudinale si intende “un esame riguardante esclusivamente le conoscenze professionali del richiedente effettuato dalle autorità competenti dello Stato membro ospitante allo scopo di valutare la capacità del richiedente ad esercitare in tale Stato una professione regolamentata. Per consentire il controllo, le autorità competenti redigono un elenco delle materie che, attraverso un confronto tra la formazione richiesta nello Stato rispettivo e quella ricevuta dal richiedente, non sono comprese nel diploma o nel/nei titolo/i presentato/i dal richiedente. La prova attitudinale deve prendere in considerazione il fatto che il richiedente è un professionista qualificato nello Stato membro d’origine o di provenienza. Essa verte su materie da scegliere tra quelle che figurano nell’elenco e la cui conoscenza è una condizione essenziale per poter esercitare la professione nello Stato membro ospitante. Questa prova può anche comprendere la conoscenza della deontologia applicabile alle attività in questione nello Stato membro ospitante. La modalità della prova attitudinale sono determinate dalle autorità competenti di detto Stato membro nel rispetto delle norme del diritto comunitario” (art. 1 lett. g della Direttiva diplomi).

In attuazione di queste disposizioni comunitarie, il legislatore tedesco stabilisce che la prova attitudinale è un esame di Stato che concerne esclusivamente le conoscenze professionali del candidato e con la quale deve essere valutata la sua capacità di esercitare la professione di avvocato in Germania. La prova attitudinale deve tenere in considerazione la circostanza che il candidato dispone, in un altro Stato membro dell’Unione Europea, di una qualificazione professionale che gli consente l’esercizio della professione di avvocato (§ 17).

La prova attitudinale presenta caratteristiche diverse dal secondo esame giuridico di Stato tedesco. L’avvocato comunitario che affronta la prova vuole ottenere l’ammissione all’avvocatura in Germania e esercitare in quel Paese la professione cui è già abilitato, in modo corrispondente, nel proprio Stato di provenienza. Il candidato al secondo esame giuridico di Stato tedesco si prepara invece a tutte e tre le professioni giuridiche: non solo quella di avvocato, ma anche quelle di giudice e di notaio[12]. Ne derivano conseguenze relativamente al tipo di prove che possono essere chieste ai partecipanti. Mentre nel secondo esame giuridico di Stato può essere richiesto ai candidati di redigere una sentenza, un compito del genere non può essere imposto a chi si presenti per la prova attitudinale. L’avvocato comunitario non potrà infatti mai essere chiamato a svolgere le funzioni di giudice in Germania.

Il candidato non può essere esaminato su materie che egli già conosce per effetto della formazione assolta nel proprio Paese di origine. La prova attitudinale non può per esempio estendersi al diritto comunitario, al diritto internazionale pubblico oppure a quei settori che sono stati oggetto di unificazione internazionale (come la normativa in materia di cambiali e assegni).

Nel corso della prova attitudinale non possono essere oggetto di esame materie che non rientrano nella formazione del giurista tedesco. Se lo studio di un certo settore del diritto non viene ritenuto necessario nei programmi universitari e di tirocinio germanici, è evidente come il legislatore ritenga che il loro apprendimento non costituisca condizione per l’esercizio delle professioni giuridiche. Costituirebbe quindi una discriminazione ingiustificata chiedere agli avvocati comunitari di apprendere tali materie. Un’eccezione viene fatta, tuttavia, con riferimento alla deontologia forense. In Germania, diversamente da quanto avviene in Italia con l’esame di avvocato, le regole di correttezza non sono oggetto di verifica nell’esame di Stato. Dal momento che quest’ultimo prepara a tutte le professioni giuridiche, non vengono richieste conoscenze specifiche di deontologia forense. Se le regole di correttezza fossero oggetto di esame, esse dovrebbero infatti essere esaminate anche con riferimento alle professioni di giudice e notaio. E’ certamente utile che l’avvocato comunitario che affronta la prova attitudinale per essere ammesso all’avvocatura in Germania apprenda le regole di deontologia forense. Non si può tuttavia non osservare come il legale proveniente da altro Paese dell’Unione Europea si veda costretto a studiare una materia che il collega tedesco non ha invece dovuto imparare[13]

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* Si riproduce qui, per gentile concessione di „Rivista trimestrale di diritto e procedura civile“.
Anno: 2005 – Volume: 59 – Fascicolo: 4 – Pagina inizio: 1247 – Pagina fine: 1266